Primo Marini

"9 Settembre 1943 - La Battaglia di Cremona"

(dalla caserma "Manfredini" all'imbarco per la Germania con quello che è venuto dopo.)

(libera traduzione dal dialetto in Italiano eseguita da Alberto Bosoni)

 

Prefazione

Questa è la vera storia, raccontata un po' alla buona, di un gran giorno di vera gloria, che ha scritto uno di Cremona, un bel Gruppo di Artiglieri,quelli del Terzo Artiglieria, che

hanno fatto il loro dovere senza tanta fantasia!

Ma fra i tanti, siamo sinceri, ci sono anche gli smemorati che,anche quello che è avvenuto ieri, mettono tutto in un mucchio.

Perché al mondo c'è della gente, (è così mio caro Signore), proprio quelli che non hanno fatto niente, che pare abbiano fatto tutto loro!

Quando sarebbe soltanto bastato che qualcuno, da buon cristiano, con tutto quello che abbiamo passato avesse scritto, con buona mano, anche solo un qualche pensiero su

 quei giorni già tanto lontani, ma che hanno dato tanto dispiacere al buon popolo italiano.

C'è però che la memoria, di qualcuno che ci ha provato, la ricorda quella Storia, che hanno scritto i nostri Soldati.

                                                                              L'Autore

La guerra del 1940

Dopo l'anno novecentodiciotto quando la "pace con giustizia" ha fruttato un bel niente, perché fatta con malizia e la guerra "interventista" ha portato in alto, sull'onda, tanta gente

allora in vista, è scoppiata la baraonda!

Tanti sbagli fatti allora scombussolano la Storia e, purtroppo, va tutto sottosopra perché in giro c'è tanta boria.

Persino il sangue che i nostri soldati hanno dato per la conquista è presto disonorato dalla gente di poca vista.

Cosicché l'opinione sul valore dei nostri bravi combattenti, fa credere che l'onore vale proprio poco o niente!

Arrivano tante sciocchezze e ci sono stati dei momenti che hanno messo sulla strada tanti uomini di buona mente!

Ma il più brutto è nel quaranta! Dopo aver tanto gridato, è scoppiata la "guerra santa", senza fucili, né carri armati.

L'Eritrea e la Somalia, due colonie tanto sofferte, (conquistate con sofferenza) con il sacrificio di un'altra Italia, in un attimo sono partite.

E quando, dopo gli Alleati con un bel colpo di mano in Italia sono sbarcati, vanno per aria tutti i piani!

Prima contro l'Inghilterra dopo contro la Germania, l'ampliarsi della guerra ha stancato anche la gran frenesia.

Non si sa proprio più, dove stare! ! ! in Italia tutta quanta, con i bordelli e i bombardamenti, la paura "fa novanta"!

Ma si tace; si stringono i denti! Si fa finta di cantare, quando invece il grande spavento fa tremare anche la terra.

L'armistizio

E vien su il quarantatré. Cielo e terra: trema tutto e cominciano a sparire quelli volevano il mondo brutto.

L'otto settembre, l'armistizio mette paura a tutta la gente e quanti per lo spavento sembrano andare giù di mente!

Con la pace separata che Badoglio ha firmato, è una sberla mal suonata sulla faccia dei soldati.

E cominciano gli sbandamenti... qualche soldato si traveste ma quanti al reggimento ritornano mogi mogi.

Ma i tedeschi, avanti e indietro, per i corsi e per le strade, si lasciano dietro tante facce sconsolate.

Da per tutto corre una domanda sulla bocca della gente: "Cosa fa colui che comanda? Non vede proprio niente di niente?".

C'è chi dice che è finita quella guerra tormentata ;c'è chi dice che venuta quella pace tanto sospirata!

(ci sarà poi da pentirsi d'esser stato troppo credulone, era meglio piuttosto, sentirsi un tantino più smaliziato .!)

Mentre scende la sera ci sono malerbe dappertutto; sarà una notte tormentata con un sogno proprio brutto.

Ma in caserma i nostri soldati, anche se a corto di esperienza, sono con l'animo preparato anche a ogni conseguenza.

La Battaglia

Quando arriva l'alba, si ritrovano i nostri soldati seduti sulle brande ancora tutti svegli.

Anche chi è alla testa (che comandano) non sanno cosa fare e con gli ordini, che tempesta, (ordini contraddittori) non san più che pesci pigliare.

Ma il destino è proprio amaro, perché sembra che a un certo momento, da lontano si sente sparare! ...Ed è un brutto presentimento!

Ecco allora che Cremona, su l'esempio di Zanèen (Giovanni Baldesio) ritrova l'ora buona per salvare il suo destino, (per riscattarsi.)

Sarà il Terzo Artiglieria che, al punto più buono, (nel momento migliore) darà il segnale, l'attacco, il via con la mitraglia e con il cannone.

Fatti ardere gli zolfanelli si è accesa una grande fiammata e cominciano i mortaretti a cantare la loro "ballata".

E' la fede nel valore che da forza ai nostri soldati, per difendere quell'Onore da così tanti maltrattato.

Ma gli "Allievi di Complemento" quando capita il male andare, che correva in quel momento, si sono dati un gran da fare.

Presi in mano i grossi cannoni e con gli "obici" puntati, si mettono in posizione già pronti e preparati.

Di lì a poco una cannonata conferma che il nemico, con battaglia organizzata, risveglia l'antico odio. (tra italiani e tedeschi).

A confermare una notizia viene dentro dall'esterno, forse detta con malizia, da quei soliti "padreterno", riferisce che i bersaglieri hanno già capitolato e così sono prigionieri e

già intanagliati.

Parte allora un tenentino con un manipolo di soldati, e va incontro al suo destino dal portone spalancato.

Era Flores, il tenente comandante dei volontari, che dimostra un ardimento e un coraggio senza pari.

Con grande sforzo, i grossi cannoni, a braccia e con vigore, sono portati fuori dal portone qui comincia il vero valore!

"Alzo a zero" e tanto coraggio, per la "posta" del momento va incontro al gran "miraggio" il fior fiore del reggimento.

Al comando concitato, ma con voce ben distinta, i cannoni hanno sparato, e fan vedere la loro grinta.

Ogni tanto una novità, che penetra in caserma, mente e cuore fa tremare ed è peggiore di una ferita.

Oramai la gran battaglia divampa dappertutto; ma è in questa parte d'Italia, che il destino è più brutto.

"Radio scarpa", già in funzione, trasmette la novità, tra i gran colpi dei nostri cannoni... c'è ben poco da ben sperare...

Ogni tanto, si sentiva da vicino, qualche mitragliata, ma ciò che faceva più rumore era il grosso della battaglia. ( i cannoni del Terzo)

I tedeschi hanno piazzato in via Brescia dei cannoni, e sono pronti e preparati per sparare sui punti più buoni.

Ma gli "Allievi Ufficiali" e i nostri bravi artiglieri fanno salti mortali per difendere il quartiere.

Verso le undici di mattina una notizia dolorosa, forse anche non vera, ma nello stesso tempo molesta; fanteria e bersaglieri hanno ceduto ormai le armi.

Senza far troppi misteri sono stati presi senza risparmio. (senza opporre una gran resistenza.)

I soldati si spaventano! Si stringono più vicino, mentre fuori la tormenta prepara un brutto destino.

Per le strade, tutto intorno gli artiglieri, con grande ardore, constatano che è il momento di battersi da leoni.

Faccia a faccia con il nemico contrastano i carri armati, con coraggio di stampo antico, tanti posti ormai indifendibili.

Colpi a destra, colpi a manca con una forte resistenza, il tedesco, più forte, sconquassa, dappertutto picchia e tenta.(di sfondare)

E arriva un brutto momento: arriva un colpo di una granata; ed è Flores, il tenente.... La sua vita è troncata.

L'ufficiale è stato ferito... e ci sarà poco, niente da fare: il povero Flores è partito, è un brutto colpo da incassare...!

Quando poi dopo dicono, "è morto" i soldati rabbrividiscono; in tutti c'è sconforto si abbattono, si spaventano.

Ma passato un sol momento (che poi era di dovere) si fanno più prepotenti (risoluti) per mantenere il quartiere.

Con una forza da leoni, a comandi concitati maneggiano i grossi cannoni per portarli ai posti fissati,.. e con gli "obici" puntati, come fossero cannoncini vanno incontro ai

carri armati che si sentono più vicini.

Ma là in mezzo a quella mischia, mentre tutti a volontà sparano, e ognuno rischia la pelle, un'altra nota,

tanto amara: altri due dei nostri soldati che facevano bene il loro dovere, con un colpo sono stati freddati,

senza far troppi tanti misteri, (complimenti) sono Vitali e Casaretti, che a Flores vanno dietro; sono

inchiodati, ma di bel netto, senza neppure voltarsi indietro.

Ed è un altro dispiacere che va fino in fondo al cuore; perché è proprio nostro dovere la rinuncia per amore.

Un aeroplano su nel cielo, su e giù va come un pazzo e rasenta per un pelo la cima del Torrazzo.

Ma le ultime notizie fan cadere il morale a tutti e se anche sono primizie sono pur sempre cose brutte.

Dappertutto si sente dire, che persine il "Gran Milano" che avrebbe dovuto resistere è già nelle mani dei tedeschi.

Proprio tutta la Regione è già da tempo disarmata, ha ceduto la guarnigione a una forza preponderante.

A mezzogiorno ormai suonato, con una grande stretta al cuore, hanno detto che è arrivato il momento che ci fa morire.

Il momento della resa che, con grande umiliazione, sarà anche un'offesa per tutta la Nazione.

Il portone è spalancato si fa avanti il vincitore! Viene avanti come un dannato da spaventare anche il Signore!

Dopo di lui, un suo soldato gli va dietro a distanza; anche lui è ben armato faccia scura e arroganza.

I comandi sono secchi decisi: gli artiglieri sono disarmati, gesti svelti e ben precisi, minacciati da due dannati.

Dopo entrano i carri armati, che piantano una spianata ai fucili che, tutti ammucchiati, diventano poltiglia.

Subito dopo i nostri soldati ammassati in un angolo vengono anche umiliati, senza colpa né ragione.

Così viene anche la sera. Fanteria e bersaglieri, alla fine della bufera sono messi con gli artiglieri.

La caserma è chiusa; chi è dentro è sequestrato, la porta è sprangata tutti i passi sono controllati.

Negli stalli dei vecchi trattori, ormai vuoti e abbandonati, sono spinti con grande vigore, tanti uomini, che (qui) sono pigiati.

E' in arrivo un'altra notte peggiore della precedente, perché fuori si sentono dei fracassi da far tremare dalla testa ai piedi... !

Tutti avevano un dispiacere tutti avevano un pensiero e ognuno ha nostalgia per le mamme e le mogli.

Quello che è venuto dopo, ha ingrossato l'offesa, e da tutti è ormai conosciuto, com’è finita la storia.

L'imbarco per la Germania

Tutti in fila, incolonnati i nostri uomini alla stazione il giorno dopo sono spinti! Ma nessuno sa le intenzioni di chi ora comanda e bisogna trattenersi dal voler fare

qualche domanda perché ci sarebbe da pentirsene.

E' una lunga processione per i corsi e per le strade: quanta gente sui portoni, che si vede nelle contrade!

Il saluto dei conoscenti è un conforto che porta buono ma la vista dei parenti fa venire la tristezza!

Quanti nomi sono chiamati dalle mamme e dalle mogli, sbigottite e senza fiato, con il pianto ancora di ieri!

Sorvegliati dagli aguzzini, che sono armati fino ai denti, saranno guai per quel poveretto che saluta i suoi parenti.

E arrivati alla stazione i poveri uomini sfortunati, in sessanta per vagone, sono sbattuti e poi piombati.

Tutto il piangere dei parenti, che assistono alla partenza, lascia, invece, indifferente dei tedeschi la prepotenza.

Finito tutto, parte la "tradotta", senza sapere la destinazione.. Ma la gente guarda muta, e fissa quei vagoni, dove dentro i nostri soldati, che in silenzio piangevano, nei lager

sono portati... .. e, forse anche per non tornare...

Cominciava un lungo calvario per tanta povera gente. Sacrifici senza pari serviti proprio, proprio a niente...

Epilogo

Qui, per me, finisce la Storia, anche se scritta un po' alla buona, che richiama alla memoria la "Battaglia di Cremona".

E' al "rombo del cannone" che i nostri bravi Artiglieri (che ancor oggi hanno un gran dispiacere) hanno fatto il loro dovere!

Ma se Flores e Vitali, Casaretti e tanti altri sono restati il tal dei tali, ( sconosciuti ai più) fanno Storia per noi altri.

E anche per tutti i poveretti, che nei campi di concentramento, hanno finito il loro destino sia Gloria eternamente ! ! !

Primo Marini ( uno del Terzo Artiglieria)

 

Quello che è venuto dopo….

Passano le stagioni

Passano le stagioni, ma le ferite di un tempo, di quando si è lacerato tutto il mondo creato, restano nella

mente e nell'anima fonde, scavate come nella pietra !

Ogni tanto il tempo Si ferma un attimo, per ricordare le barricate delle idee, che si erano accavallate e le baracche imbevute di acqua e di sangue, bruciate dal

sole cocente e dal gelo, il filo spinato; quando soffia il vento, sembra ripetere il lamento delle vite sfiancate dalla Resistenza.

Sono restate solo delle misere cose, ancora sporche di quel sangue, troppo piccoli testimoni di sacrificio tanto grande.

Ma la memoria tiene vivo l'animo, anche se passano, senza pietà, le stagioni!

Perché stretto, in seno al mistero della Morte, vivono i tanti, che hanno avuto, come unico conforto, la carezza del vento.

I nostri passi precedenti, bagnati dalle lacrime dei patimenti, siano leggeri, come un sussurro, per non tradire il ricordo.

Ma tanti si sono dimenticati dei sacrifici e della sofferenza dei diseredati della Resistenza !

Ricordi amari (di trent'anni fa...)

Una mattina in un cassetto di un comò che ho in soffitta, ho ritrovato un grosso pacchetto che portava su una scritta.

Pieni di polvere e sbiaditi, c'erano dentro i biglietti che dai Lager ho spedito da quei Lager maledetti.

In un attimo il pensiero è corso indietro trent'anni, proprio quando, da prigioniero, sono tornato pieno di malanni.

Già trent'anni sono ormai passati, ma lo ricordo come fosse ieri, che i tedeschi mi hanno preso, con degli altri prigionieri...

Quando mi tornano alla mente quei momenti di dispiacere, roteano tutti i sentimenti, si accavallano grossi pensieri.

Mi pare quasi di aver sognato, o vissuto una qualche leggenda, quanti ricordi nel mio passato; è una cosa ben tremenda!

Tutti i ricordi li ho davanti, tutta quella sofferenza, e ricordo anche tutti quelli che hanno avuto poca clemenza.

(Patimenti serviti a niente, perché vedo dappertutto che c'è tanta, tanta gente che ha messo tutto da parte.)

Vola il tempo e passano gli anni, ma i ricordi sono sempre quelli e quando sento i miei malanni, mi vengono in mente anche gli anni più belli.

Ma l'amore della famiglia mitiga i grossi dolori, è una vera meraviglia, quando si sente il suo calore.

Filo spinato

Quando, nella notte, nel buio della mia stanza, con gli occhi sbarrati nel nulla sono senza sonno, ho la mente che, senza volerlo, misura la distanza dei ricordi di un tempo

ormai lontano!

Ma ciò che pare più strano, è il ricordo insistente e sempre quello di un campo con dentro tanta gente sofferente, che piange e chiama, disperata, dei nomi da tutto

il mondo... ma nessuno risponde...

E' un campo grande e recintato tutt'intorno, con guardie e filo spinato.

... Quel ricordo mi fa, con un gran sudore, riprovare un grande dolore nell'anima e nel corpo; ferite che con il tempo si sono incancrenite!

...Come vorrei saltare giù dal letto, come un dannato,

e a gran voce, gridare a perdifiato di fronte al mondo, questo mondo mascalzone, che adesso, purtroppo, le mie ossa, la mia mente tarata dalle sofferenze, notano tutte le

 differenze che a qualcuno riserva la vita, specialmente quando non ne va dritta neanche una.

E quando la notte è insonne, la mente e il cuore mi tormentano e sento ancora quel filo spinato, che anima e corpo mi ha martoriato e tremo nel letto, quando rivedo quelle

facce tristi e con dispetto, rivivo nella sofferenza, la storia che mai più si cancellerà dalla memoria...

 

Un battito d'ali di un colombo. (ricordi di prigioniero)

Un mare di neve e un deserto di freddo, che attanaglia quattro baracche.

Tutt'intorno c'è il filo spinato che tiene prigionieri gli uomini e i sentimenti!

Voci flebili cantano le canzoni della Patria lontana, tanto pensata e desiderata, in mezzo a quell'inferno pieno di freddo!..

Una luce, ogni tanto, scandaglia la gola del buio.

All'improvviso, un lampo... uno sparo... poi canta la mitraglia.

Cani che abbaiano e che ululano, da far venire la pelle d'oca dalla paura.

Quando s'illumina dappertutto, si vede una macchia di sangue, che si allarga sempre di più sulla neve e una mano scarnita e insanguinata stringe il filo spinato

freddo e arrugginito ... e poi... un gran silenzio!

Tutte le luci si sono spente e le voci flebili, dentro le baracche tacciono...

Ma nell'oscurità, sembra di sentire il battito d'ali di un colombo che si alza in cielo.

Di sicuro è l'anima di quel poveretto che va verso la Patria di tutti, verso l'Eternità!.

Morti senza Croce

Sono spariti, come in un soffio, in terra, in cielo, in mare, senza lasciare niente, né corpo, né ossa: neanche la polvere... I loro resti si sono dispersi nel vento! E' rimasta

 solo la memoria, che resterà, per sempre, nella mente e nel cuore dei buoni che pensano con la passione e con l'amore!

... Avevano le facce belle, o le facce segnate dagli anni?

... Avevano mani callose, mani che hanno adoperato aratro, badile o avevano adoperato la penna?

...Ma tutti avevano i sogni della loro età, ch riempivano la loro vita, i loro pensieri, i loro desideri e la loro anima.

...Forse, nelle belle notti stellate, quelle facce, finite nel niente, sparite per sempre, vanno nel cielo, in cerca di una pace, che non hanno mai trovato... o forse per far

capire che hanno bisogno di una pace, che nessuno può dar loro....

... Per questo, quei morti senza nome, sono restati anche senza croce ..

Compagno di lager, ti ricordo

Sento un tonfo, mi sono voltato, per vedere cosa era successo, vedo il mio compagno caduto, stordito, ho pensato "è partito!"

Due compagni arrivati con una barella, l'hanno portato via senza fiatare! In cielo spuntava la prima stella, quando, poveretto, nel Lager è spirato.

Aveva vent'anni, appena compiuti.

E' andato via senza il bacio della mamma..

Seppure giovane, bello era partito...

Con la faccia rossa come una fiamma! ...un'altra vita in fiore s'è troncata: ecco! Un'altra mamma disperata!...

Prigioniero

Distrutto dai patimenti, come un cane bastonato, si è fermato a guardare la sua casa sventrata. Poiché gli girava la testa, si è appoggiato al muretto, per non cadere.

A veder quel disastro, ha capito cosa era capitato, intanto che era a far la guerra.

Quanti ricordi si accavallano nella sua mente!

Ha girato un pezzo in mezzo a quelle pietre sparse, dove cominciava già a crescer l'erba; poi si è voltato e intanto che alzava braccia e occhi al cielo, ha capito che

 era meglio mettersi in ginocchio e piangere!.

Dormi in pace. (in memoria del compagno di prigionia Ardigò)

Compagno, ti penso! Sei sempre nella mente e nel cuore!

Ti hanno portato via insieme con tanti, portato a un destino che nessuno conosceva, neanche i nostri aguzzini!

Non hai avuto il tempo, non ti hanno dato il tempo di dire il tuo pensiero, neanche di pensarlo.

Avevi nel cuore la mamma e il tuo destino!

Eri insieme a tutti i tuoi compagni di miseria, in un grande campo, con tutt'intorno filo spinato e tutti siamo con la testa piena di falsità, tutti pieni di sogni di libertà....

... Tu, invece, hai trovato la morte!

Ti hanno dimenticato tutti, forse anche quelli che avevi vicino, in quel campo di tormento, in quel campo di rinuncia e patimento.

Compagno di miseria! Qualcuno Ti ricorda ancora!

...Dormi in pace !

Partigiano

Sono andati incontro alla morte cantando, a fronte alta e passo sicuro, senza voltarsi indietro.

Sono andati fin là, dove nasce il sole; ma tanto in alto, che tanti hanno perso la strada per tornare...

Cambiano le facce, cambia il nome della passione e delle speranze, ma il desiderio di un popolo è uno, nella storia, dove i secoli sono attimi e le generazioni se la

danno in eredità la fiamma che si ribella alle torture e alle forche; una fiamma che non si spegnerà mai!

E ancora adesso, dopo tanti anni, quando torna l'ora, il vento che soffia, e i morti senza croce, reclamano: "Giustizia e Libertà", fino a quando il mondo non avrà pace!...

 

Non è mai tardi

Non è mai tardi per frenare la corsa, e andare, anche se più lentamente, sempre avanti per ricercare il sereno e tutte le albe del sole; poi fermarsi a pensare e rinfrancare,

 con tanta forza nuova, l'amore che si era spento quando sparava il cannone.

In mezzo al gran mare in tempesta tanti cuori si erano persi.

E la Fede si era scolorita....!

Ma non è mai troppo tardi, anche se il tempo corre in fretta, per provare a ricercare l'armonia, nel bene e nell'amore e la fiducia che si credeva morta.... ... Potrebbe

rinascere quell'Ideale, che la cattiveria aveva costretto a vivere allo scuro, sotto terra!!!

... E quando, dopo la resistenza, si ritroverà la forza per ritornare a vivere, allora, forse, anche i cuori di pietra batteranno.

... Solamente allora il Mondo cambierà.