Capitano Giuseppe Gasparini

(Bergamo 24.01.1913 - Clusone 10.05.2007)

 

All'alba del 9 settembre 1943, le truppe tedesche dilagano nell'Italia del Nord, dalle parole di Badoglio, l'annuncio dell'armistizio con gli americani, sono passate soltanto poche ore. L'esercito italiano è allo sbando.

 

Caserma del 3° Reggimento d'Artiglieria del terzo Corpo d'Armata, a Cremona.

 

... ''Quella mattina alle 7 eravamo usciti dalla caserma con la Topolino per vedere che cosa succedeva dopo l'annuncio della sera prima. Al ponte sul Po, vidi che stavano arrivando i tedeschi, fu così che tornai in caserma e diedi l'ordine di resistere, ero il più alto in grado perché gli altri ufficiali erano andati via; feci piazzare i cannoni ai due ingressi perché il messaggio del nuovo capo del governo, Badoglio, era stato chiaro: «Risponderete alle provocazioni da qualsiasi parte arrivino».

Sono circa le dieci della mattina quando si comincia a sparare. Gli. artiglieri sparando ad alzo zero resistono fino all'esaurimento delle munizioni, poi devono arrendersi. Due ore e mezza di combattimento.

Con me era rimasto Mario Flores, giovane sottotenente, figlio di un generale. Era laureato in ingegneria, un bravissimo ragazzo. Morì durante i combattimenti di quel giorno. Io stesso scrissi la richiesta di Medaglia d'Oro al Valor Militare, che gli venne accordata. Lo prese una granata, in pieno petto. Morì quel giorno anche uno dei miei artiglieri, Medaglia d'Argento al Valor Militare. 

Chiesi l'Onore delle Armi. I'ufficiale tedesco venuto a parlamentare me lo promise, ma poi non mantenne. Intanto io feci ammainare la bandiera e ordinai di portarla in infermeria e di stenderla sopra il corpo di Mario Flores.

Alle cinque di quel pomeriggio del 9 settembre venne un ufficiale della Wehrmacht con un interprete, mi chiese perché avevo resistito. Io risposi che avevo obbedito agli ordini del capo del mio governo. Se ne andò senza dire niente, ma verso le otto di sera tornò quel signore l'interprete, mi disse: Capitano se ne vada, alla svelta, vengono ad arrestarla". E così indossai il camice bianco e il distintivo della Croce Rossa e uscii, mi recai da una famiglia di Cremona che conoscevo, mi diedero dei vestiti. Poi tornai a Bergamo».